Maria Teresa Biason

Maria teresa BiasonMaria Teresa Biason ci ha lasciati il 31 ottobre 2021. Era una specialista di spicco negli studi sulle forme letterarie brevi, in particolare sull’aforisma. Studiosa raffinata, le sue ricerche sugli stili autoriali hanno spaziato dal Seicento all’epoca contemporanea. 
La ricordo come una figura minuta, dalla personalità riservata e i modi eleganti. Le forme brevi erano, in un certo senso, anche la sua cifra: Maria Teresa aveva il gusto dell’arguzia e del paradosso, e una fine ironia, che indirizzava volentieri a sé stessa.

Nata a Pordenone l’11 giugno 1939, si laurea nel 1963 a Ca’ Foscari con il professor Italo Siciliano, discutendo una tesi su Simone Weil. Dal 1962 al 1965 è lettrice d’italiano all’Università di Aix-en-Provence, poi, fino alla fine degli anni Sessanta, si dedica all’insegnamento nella scuola secondaria. In questi anni vince una borsa del Ministère des Affaires étrangères, grazie alla quale si reca nel Centre de Linguistique Appliquée dell’Università di Besançon. Nel 1970 prende servizio come assistente di Lingua e Letteratura francese presso la sede di Udine dell’Università di Trieste, mentre nel 1978 è nominata professore incaricato. L’anno successivo, con lo stesso ruolo, è accolta dall’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove continuerà a insegnare fino alla quiescenza. Nel 1980 vince il concorso per professore associato di Letteratura francese, ma dagli anni Novanta per lei diventa caratterizzante la docenza della lingua e della linguistica: nel 1993, infatti, inizia a tenere l’insegnamento di Storia della Lingua francese, per poi diventare, nel 2001, la prima incaricata dei corsi di Linguistica francese nel neocostituito Dipartimento di Scienze del linguaggio. Nel frattempo, si apre all’attività di divulgazione, partecipando ad alcune trasmissioni per la RAI, e coltiva diversi interessi e impegni associativi nella sua città natale. Entra in quiescenza nel 2009 come professoressa associata di Storia della Lingua francese e Linguistica francese, benché prosegua la sua attività di ricerca. Nel 2011 è designata socia dell’Accademia San Marco di Pordenone.

Letterata per formazione, dunque, dedica le sue prime ricerche a Huysmans nei Tre studi su Huysmans (1978) e in diversi saggi successivi. Verso la fine degli anni Settanta inizia a interessarsi alle forme brevi, distinguendosi per i sapienti collegamenti stilistici e tematici tra autori, forme e contesti culturali disparati. Inoltre, lo studio della stilistica e di quella che chiama sintassi motivata – secondo l’espressione di Charles Bally – la metterà in sintonia con una tradizione sintatticista della linguistica veneziana.

Il suo itinerario di ricerca tocca, fra gli altri: Madame de Sablé, La Rochefoucauld, La Bruyère, Montesquieu, Joseph Joubert, fino a esponenti contemporanei della francofonia magrebina, come Rachid Boudjedra. La sua produzione scientifica non segue cadenze fitte, ma è di livello sempre eccellente, per contenuti e collocazione editoriale. Alla ricerca vera e propria si affiancano le recensioni, che pubblica principalmente in Studi Francesi e nella Rivista di Letterature moderne e comparate.

Tra i diversi volumi e articoli sulla grande tradizione aforistica francese, giova menzionare Massima e organizzazione retorica (1984), La massima o il “saper dire” (1990), nonché L’Europa degli aforisti, atti di tre giornate di studio tenute nel triennio 1996-1998 (1997-1999).

Come ella stessa sottolinea in una breve introduzione a Retoriche della brevità (2002), ideale compendio delle sue ricerche ormai ventennali sull’argomento, i suoi lavori si concentrano su tre nuclei tematici: il nome proprio, considerato come “la più breve fra le forme brevi”; l’influenza della maxime in diversi contesti temporali e culturali; alcune caratteristiche salienti dell’aforisma e la sua similarità con il linguaggio formulare.

Tale fil rouge si dipanerà ulteriormente per indagare il legame tra linguaggio formulare, forma gnomica e oralità. L’oralità nella scrittura è, in effetti, l’oggetto di un numero tematico degli Annali di Ca’ Foscari, nella cui lunga Premessa Maria Teresa offre una sintesi delle principali linee teoriche relative alla rappresentazione del discorso orale nel testo scritto.

Questa Premessa sembra preannunciare uno degli interessi di ricerca che continuerà a coltivare anche dopo l’entrata in quiescenza: si tratta della scrittura femminile, che Maria Teresa ricorda essere fortemente, forse inerentemente legata alla cultura orale. Proprio la letteratura femminile dal XVII al XIX secolo sarà al centro di un’indagine che la occuperà fino agli ultimi anni.

Tra i suoi numerosi seminari, si ricordano in particolare la sua partecipazione a un ciclo di incontri sull’aforisma presso l’Università di Padova nel gennaio 2003 – ciclo che darà luogo a un volume a cura di Mario Andrea Rigoni (La brevità felice, 2006) – e quella ad un’iniziativa analoga, qualche mese più tardi, presso la Scuola superiore di Studi umanistici all’Università di Bologna, su invito di Umberto Eco, allora direttore della Scuola – anche stavolta con un esito a stampa a cura di Gino Ruozzi (Teoria e storia dell’aforisma, 2004).

Docente stimata da colleghi e studenti, nel corso degli anni Maria Teresa non ha mai smesso di ricevere i suoi allievi, che tornavano in crocchio – anche dopo anni – per salutarla. Maria Teresa amava rendere questi incontri dei piccoli momenti conviviali, che diventavano un felice proseguimento dei suoi corsi. Ai nostri occhi di allievi, l’art de la conversation smetteva di essere un argomento astratto di studio per essere esperita direttamente, permettendoci l’accesso a un mondo di cultura ricercata. Un mondo, questo, antico e nuovo insieme. Mentre noi uditori, per età e forse per congiuntura storica, ci sentivamo risolutamente proiettati verso il futuro, le sue analisi ci facevano riflettere sull’inattesa attualità della tradizione. D’altronde, il continuo rinnovamento delle forme retoriche e stilistiche aveva attirato davvero la sua attenzione in molti contesti. Mi pare significativo che, trattando del rapporto tra scrittura e oralità, Maria Teresa citasse Paul Zumthor, parlando di “Sintomo di una nostalgia”.

Il tema della vitalità del passato colora anche il mio ricordo più personale di Maria Teresa: “Quel est l’accent du souvenir ?” La domanda, fatta a bruciapelo, chiudeva il mio esame di Storia della lingua francese evocando l’omonimo saggio di Bernard Cerquiglini, uscito due anni prima. All’epoca nutrivo già la passione per la linguistica: Maria Teresa mi ha fatto conoscere la linguistica francese. Mi ha fatto dono dei suoi consigli, rigorosi e affettuosi, prima durante la stesura della mia tesi, poi per incoraggiarmi nei primi incerti passi nel mondo della ricerca accademica.

È quindi con gratitudine che vorrei omaggiarla facendo mie ancora una volta le parole di Paul Zumthor: “Le don est échange de vie et la vie échange de don”.

Sara Vecchiato

Ringrazio Carlo Biason per la documentazione e le testimonianze.

 

Bibliografia

1973, “Alla ricerca della paternità del monologo interiore”, Miscellanea, 2, 7-10. 1974, “Note per una lettura di Huysmans”, Miscellanea, 3, 105-176.

1978, “Rivelazioni e occultamenti nella Religieuse di Diderot”, Strumenti critici, 11, 349-383. ------, Tre studi su Huysmans, All'Insegna del Pesce d'Oro, Milano.

------, La figura del terzo, Doretti, Udine.

1979, “La scrittura del nome. Uso ed effetti nei Caractères di La Bruyère”, Paragone, 348, 63-77. ------, “Nomi e numi nei Caractères di La Bruyère”, Studi Francesi, 69, 449-459. 

1982, “La realtà del Nome”, Strumenti Critici, 47-48, 169-188.

1984, Massima e organizzazione retorica, La Tipografica, Pordenone.

1987, “A propos des Maximes de Mme de Sablé”, Cahiers de la littérature du XVIIe siècle, 9, 249-273. ------, “Les apports du Salon de Madame de Sablé à la genèse de la maxime”, Annali di Ca’ Foscari, 26 : 1-2, 21-43.

1988, “La verità della massima”, Carte semiotiche, 4-5, 79-83.

1989, “L’espropriazione del discorso nelle Nouvelles Réflexions di Vernage, Studi Francesi, 198, 275-282. ------, “La memoria dei moralisti”, Annali di Ca’ Foscari, 28: 4, 27-36.

1990, La massima o il saper dire, Sellerio, Palermo.

1991, “Du temps gagné pour l’éternité. Sentence et fiction romanesque chez Madame de Staël”, Cahiers staëliens, 63, 85-102 ; 1999, in J.-P. Perchellet, S. Balaye, ed., Un deuil éclatant du bonheur. Corinne ou l'Italie. Madame de Staël, Paradigme, Orléans, 61-76.

------, “La ricezione di Chamfort da parte di Friederich Schlegel”, in Maria Luisa De Gaspari Ronc, Luca Pietromarchi, Franco Piva ed., Atti del XVI convegno SUSLLF. Trento, 28 settembre-1° ottobre 1988, vol. II. La letteratura francese e il mondo germanico: contatti, influenze e prospettive. Ideologia e prassi della libertà nelle letterature francofone, Schena, Fasano, 43-54.

1992, “Les formes brèves dans le contexte culturel du XVIIe siècle en France”, Rivista di Letterature Moderne e Comparate, XLV : 3, 263-286.

1993, “Piccolo dizionario ragionato delle passioni francesi”, Strumenti critici, N.S. VIII, 73, 425-462. 1994, “Contraintes sociales, tradition culturelle et nécessités poétiques dans la formation de la maxime”, Il confronto letterario, 21, 23-51.

------, “Les choses et les mots. Réflexions sur quelques configurations discursives dans L’escargot entêté de Rachid Boudjiedra”, Quaderni di studi arabi, 12, 129-146. 1997, “Sul buon uso degli stereotipi”, Il Verri, 4-5, 142-152.

------, “Je le dirais s’il n’avait été dit”, in AA.VV., Il prisma dei moralisti: per il tricentenario di La Bruyère, Atti del Convegno di Roma-Viterbo (22-25 maggio 1996), Salerno Editrice, Roma, 235-253.

------, “L’aforistica italiana e il modello francese”, Rivista di Letterature Moderne e Comparate, 50: 2, 141-162. ------, “Sui mezzi e i modi per trasformare un modello in uno stereotipo, ovvero sull’aforistica francese del XVII e XVIII secolo”, in L’Europa degli aforisti, I, 39-61.

------, L’Europa degli aforisti, I. Pragmatica dell’aforisma nella cultura europea. Atti della giornata di studio (Venezia, 10 dicembre 1996), Editoriale Programma, Padova.

1998, “Les Maximes de La Rochefoucauld et l’autorité de la parole”, Littérature française et comparée, 11, 1-7.

------, L’Europa degli aforisti, II. Tematiche dell’aforisma nella cultura europea. Atti della giornata di studio (Venezia, 2 dicembre 1997), Editoriale Programma, Padova.

1999, “La maxime o il paradosso ben temperato”, in L’Europa degli aforisti, III, 67-78. ------, L’Europa degli aforisti, III. Forme dell’aforistica nella cultura europea. Atti della giornata di studio (Venezia, 11 dicembre 1998), Editoriale Programma, Padova.

2001, “Perché parlare di aforisma europeo?”, in Giulia Cantarutti ed., La scrittura aforistica, Il Mulino, Bologna, 199-239.

------, “Riflessioni sulla scrittura aforistica”, Quaderni della Biblioteca civica, Pordenone, 1, 93-101.

------, “J. Lafond, Lire, vivre où mènent les mots”, Rivista di Letterature Moderne e Comparate, LIV, 2, 254-256.

2002, “Vite esemplari e formule nel secolo dei moralisti”, in Retoriche della brevità, inedito, 229-255. ------, Retoriche della brevità, Il Mulino, Bologna.

2003, “L’aforistica nella tradizione francese”, in L’aforisma: forme brevi tra antico e moderno, Atti del XIX Convegno internazionale (Pescara, 24-25 ottobre 2003), Ediars, Pescara, 51-62. ------, “Les Croquis parisiens, atelier d’écriture”, in Mario Petrone, Valeria De Gregorio Cirillo, Mario Petrone, J.-K. Huysmans, la modernité d’un anti-moderne. Atti del colloquio internazionale (Napoli, 7-8 maggio 2001), Orientale Editrice, Napoli, 211-231.

2004, “L’aforistica francese a partire da La Rochefoucauld”, in Gino Ruozzi ed., Teoria e storia dell’aforisma, Bruno Mondadori, Milano, 46-77.

2005, “Un aspect inconnu dans la réception italienne des Maximes de La Rochefoucauld”, in Maria Emanuela Raffi ed., Les Pas d’Orphée. Scritti in onore di Mario Richter, Unipress, Padova, 567-583. 2006, Annali di Ca’ Foscari, XLV, 2, numero tematico, “L’oralità nella scrittura”.

------, “La réception italienne des Réflexions morales écrites par Madeleine Patin, Louise de La Vallière et Christine de Suède” in Klaus-Dieter Ertler e Siegbert Himmelsbach ed., Pensées – Pensieri - Pensamientos: Dargestellte Gedankenwelten in den Literaturen der Romania. Festschrift für Werner Helmich, Lit Verlag, Münster-Wien, 183-213.

------, “L’aforisma e la morale nella cultura francese”, in Mario Andrea Rigoni ed., La brevità felice. Contributi alla teoria e alla storia dell’aforisma, Marsilio, Venezia, 179-1996.

2007, Expressions libres, expressions figées. Hommage à Maurice Gross, Cafoscarina, Venezia. ------, “Le stagioni di Ernesta e del Palazzetto Stern”, Annali di Ca’ Foscari, 46: 2, 77-108 (con Ivana Paoluzzi). 2011, “La lingua scolpita di Montesquieu. Riflessioni su alcune scelte stilistiche nell’Esprit des lois”, in Antonio Trampus, Il linguaggio del tardo Illuminismo, ESL, Roma, 3-30.

2013, “Rotraud von Kulessa: Entre la reconnaissance et l’exclusion. La position de l’autrice dans le champ littéraire en France et en Italie à l’époque 1900”, Romanische Forschungen, CXXV, 3, 440-444.